Nella zona di Thiene, nei secoli scorsi c’erano varie filande ed aziende per la lavorazione della seta. In Conca, nel 1800, la famiglia Dal Molin aveva una filanda in via De Muri. L’azienda è stata gestita in seguito da Valentino Rossi e poi da Corrà di via S. Maria Maddalena, che la tenne aperta per un brevissimo periodo fino al 1954. La filanda funzionava a vapore e l’attività veniva svolta esclusivamente d’estate. La caldaia era alimentata a carbone, torba, legna e, verso il termine dell’attività, a nafta. Il fuochista era Augusto Malagnini che svolgeva anche la mansione di custode.
Vi lavoravano una ottantina di operaie, spesso erano delle adolescenti (di 10 o 12 anni) della Conca.

Il lavoro era molto disagevole perché una parte delle donne doveva stare quasi tutto il giorno (10 ore) con le mani immerse nell’acqua bollente: avevano le mani brustolà (abbrustolite).
Un lungo albero di trasmissione, che attraversava tutta l’azienda, per mezzo di una moltitudine di cinghie ad esso collegate, propagava l’energia necessaria al movimento dei macchinari. Un grosso motore elettrico, posizionato in un vano ricavato sotto il pavimento, con apposite cinghie che attraversavano alcune nicchie sui muri e sui solai, trasmetteva il movimento all’albero maestro.
Il lavoro procedeva secondo fasi diverse collegate fra di loro in successione: c’erano le operaie che toglievano l’involucro del bozzolo con un rudimentale attrezzo (con la spelàja che ricavavano si potevano confezionare delle ottime trapunte). Poi le scoatine che dovevano, all’interno di vasche di acqua, cercare l’inizio del filo di seta sulla galletta (bozzolo), e quindi le filiere. Infine, in un altro locale (meʃà), le meʃantine controllavano e preparavano le matasse di seta. Alla fine della lavorazione il bigato (l’insetto secco) veniva torchiato: usciva un prodotto usato per fare il sapone.
Nel marzo del 1945, durante la guerra, la filanda ha subito un bombardamento che ha distrutto vari macchinari. Negli anni ‘60 in una parte della vecchia filanda il fabbro Francesco Fimbianti ha installato la sua officina per la lavorazione del ferro ed alla fine del decennio, agli albori della raccolta differenziata, al posto dell’officina, il signor Marenda ha usato il capannone come deposito di carta e cartoni installandovi una primitiva pressa per l’imballaggio. Dal 1985 lo stesso capannone e l’attigua ex abitazione Rossi è occupata dal Palassetto dee robe vece di Dalle Rive, mentre l’altra porzione dei capannoni, dal 1960, è occupata dalla falegnameria di Egidio Destro.

Questo articolo è tratto dal libro:

2014

La Conca racconta

Ricordi raccolti dalla viva voce dei concati© G. De FranceschiInfo ››