Domenica 13 gennaio 1985 c’era un freddo polare. Verso le nove di sera i primi fiocchi bianchi: in meno di un’ora era già tutto imbiancato. Il lunedì nevicò tutto il giorno. Alla sera diminuì, ma il martedì ricominciò a nevicare abbondantemente: i centimetri di neve continuavano a salire.
Tutta l’alta Italia era ormai bloccata. Era quasi impossibile muoversi. I comuni e gli altri organismi pubblici furono presi alla sprovvista: nessuno aveva programmato un piano neve, quindi la quasi totalità delle strade non fu sgomberata con la conseguenza che la vita dei cittadini si bloccò quasi completamente. Le scuole furono chiuse e le aziende si trovarono in difficoltà sia per la mancanza di personale, sia per l’approvvigionamento, come pure i negozi di generi alimentari che vennero presi d’assalto dalla gente per paura di rimanere senza viveri.
Nella nostra zona vennero misurati anche 110 centimetri di neve.
Mercoledì 15 le precipitazioni si tramutarono in pioggia, ma la situazione non migliorò. Alla sera ricominciò a nevicare con falde molto grandi. Le auto parcheggiate all’esterno erano ormai irriconoscibili perché coperte completamente.
E ricominciò a piovere, ma la condizione peggiorò: la pioggia fece abbassare un po’ lo spessore della neve ma la inzuppò e il suo peso aumentò vertiginosamente. In poche ore moltissimi tetti, cornicioni, grondaie, alberi e rami cominciarono a crollare. Grossi blocchi di neve scivolarono pericolosamente giù dai tetti.
Nel nostro quartiere si ricordano i crolli di un capannone vuoto degli ex Arredamenti Meneghello in via De Muri, i tetti di due abitazioni INA Casa in via G. Marconi si incrinarono vistosamente e le famiglie dovettero essere evacuate, crollò il tetto di un condominio di via S. Gaetano e il fienile della famiglia Dal Zotto in via dei Quartieri, molte tettoie si piegarono, il tetto di un capannone adibito a garage all’interno del collegio dei Missionari in via Dell’Eva crollò e seppellì alcune auto, il vecchio Padiglione Fieristico (era un modulo dell’ex Fiera Campionaria di Vicenza) cedette. Il vecchio tetto della stalla del’ex casa colonica della famiglia Balasso in via Chilesotti crollò sotto l’imponente peso.
Al treno, per poter procedere, vennero agganciate alle estremità due motrici munite di spazzaneve. Continuava a fare la spola da Vicenza a Schio, senza orario prestabilito, perché era quasi impossibile muoversi con l’auto.
Ci vollero molti giorni di duro lavoro per riuscire a tornare alla normalità. Numerose persone salirono pericolosamente sui tetti per spalare giù la neve e molta dovette essere raccolta dalle strade con le ruspe, caricata sui camion e portata in vari luoghi. Al parcheggio al Bosco e nella ex cava lungo la Nuova Gasparona, i cumuli terminarono di sciogliersi molti mesi dopo.
I danni furono enormi, moltissime auto furono danneggiate irrimediabilmente e molti tetti dovettero essere rifatti.