Durante i lunghi decenni in cui l’ Istituto Nordera è stato funzionante, all’esterno circolavano voci non proprio idilliache sulla situazione all’interno del grande complesso in centro città.
E’ vero anche che, parlando con varie persone che all’epoca frequentavano da esterni l’Istituto, si intuisce che succedevano fatti poco edificanti.

A quel tempo, non solo all’interno degli istituti, ma anche nelle scuole, nelle comunità, nei patronati, nel mondo del lavoro, la regola era “ubbidire”.
Chi non ricorda, fino agli anni ’60, la severità di alcuni maestri elementari? Ai ragazzi più indisciplinati venivano fatte appoggiare le mani sopra il banco e poi, con una “verga” di bambù o con un righello di legno, giù botte sulle dita. Quanti ceffoni sulla nuca. Quante ore inginocchiati dietro alla lavagna per il resto della lezione. Quante umiliazioni all’interno delle fabbriche.

Non c’è quindi da stupirsi se anche all’interno degli istituti le cose non fossero proprio limpide.
Non tutti gli operatori e i ragazzi più grandi tenevano un comportamento adeguato, ma la maggior parte di loro erano persone perbene: basta leggere i commenti dei ragazzi che sono stati ospiti, loro malgrado, di quelle strutture. La maggioranza degli ospiti erano ragazzi sfortunati: non certo per colpa loro venivano quasi “internati” fino al compimento dei 18 anni.
Succede spesso di sentir parlare anche ai giorni nostri (basta seguire un telegiornale) dei soprusi che alcune maestre fanno verso gli alunni, anche molto piccoli, od operatori delle case di riposo nei riguardi degli ospiti.
Mi ricordo la felicità dei ragazzi che, dietro le grate delle finestre dell’Istituto che davano su via Rasa e via De Muri, appollaiati sui davanzali, parlavano con noi che passavamo di lì al ritorno dalle Scuole Elementari Scalcerle.
Oppure la gioia indescrivibile quando i ragazzi del Patronato Maria Ausiliatrice alla Conca, delle Opere Parrocchiali o dei Padri Giuseppini entravano nell’Istituto per giocare con loro delle accesissime partite di pallone: potevano giocare con coetanei più fortunati di loro.

Foto di Ruggiero P. (1970/73)

Leggendo in questi mesi i commenti degli ex ragazzi (oggi sessantenni), si intuisce che per qualcuno il luogo dove ha trascorso la sua sfortunata gioventù non è stato un luogo molto accogliente, mentre altri hanno accettato, loro malgrado, la situazione ed una volta usciti si sono costruiti una bella famiglia e un avvenire.